Badi è posto in gran parte su un pendio più o meno dolce che si protende fino al lago di Suviana, che lambisce la sua parte più bassa. Il bacino, con la sua massa d’acqua di 44 milioni di metri cubi, oltre che caratterizzare l’ambiente con un enorme impatto panoramico, produce anche un microclima, che si manifesta, pur debolmente, sia durante l’estate che d’inverno, rendendo più gradevole il clima.
Il paese è immerso nel verde, perché circondato dai boschi che hanno occupato quasi totalmente i terreni un tempo destinati all’agricoltura. Nella parte al di sotto dei 600 m. di altitudine domina la quercia, al di sopra il castagno. Le due specie, pur prevalenti, sono accompagnate da numerose altre: vi sono infatti diversi appezzamenti con pini o abeti, a suo tempo impiantati dal Corpo Forestale per rimpiazzare i castagni, che colpiti da varie malattie si seccavano.
Non va poi dimenticato che fino a 50 anni fa, dalla sponda del lago fino ad un’altitudine di circa 700m., quasi tutto il territorio sul fianco nord-orientale era occupato da campi e vigneti, perché l’agricoltura era l’occupazione principale della popolazione. Vi si coltivavano: viti, cereali, granoturco, patate e foraggi per il bestiame.

Oggi sono rimasti pochi appezzamenti per la produzione di foraggio, mentre quasi tutto il resto è stato riconquistato dalla vegetazione arborea ed arbustiva. Solo vicino ai borghi ed alle case si trovano orti, giardini e piccoli prati.
Oltre i 700m. si trovavano i castagneti da frutto che per secoli hanno fornito nutrimento ad una notevole parte della popolazione. Ora questi frutteti sono in grandissima parte inselvatichiti e molte piante si sono seccate o sono state tagliate, nonostante tutto però i castagni rimasti continuano a fruttificare.
Tutto quel verde che si è formato e che, nei giorni di calma atmosferica si riflette nel lago, dona al paesaggio un aspetto gradevole e rende l’aria pura e salubre. L’ampia vallata e la grande superficie del lago permettono allo sguardo di spaziare su di un vasto panorama, che spesso offre spettacoli di rara bellezza.
Ovviamente, cambiando così radicalmente l’ecosistema, è cambiato anche il paesaggio un tempo tutto ordinato e regolato dal lavoro umano, oggi invece lasciato al libero sviluppo naturale.
Nonostante ciò la natura continua ad offrirci nell’arco dell’anno grandi spettacoli di luci, di colori, di odori, in uno scenario dove la vita è piacevole.
In primavera comincia la festa dei colori: le infinite tonalità di verde e le tante colorazioni diverse dei fiori che spuntano un po’ dappertutto: comincia il giallo del farfaro nei luoghi umidi, delle primule sulle prode e sui bordi delle strade, poi continua col maggiociondolo, col citiso, col tarassaco, con le ginestre e con tante altre specie. C’è poi il bianco del rovo, del biancospino, delle campanelle, delle acacie e di tante altre piante. Ma la festa non è finita perché c’é il rosso dei papaveri e dei gerani, il viola delle mammole e del croco, l’azzurro delle pervinche e altre infinite sfumature di colore di fiori piccoli e grandi.
Oltre la vista si appaga anche l’olfatto perché molti fiori regalano anche un profumo che, come durante la fioritura del castagno o dell’acacia, si spande per tutto il paese.
La fioritura delle varie piante non avviene nello stesso tempo,ma va da marzo a giugno per cui si può godere dello spettacolo abbastanza a lungo.
Molto spesso i fiori delle piante d’alto fusto e i cespugli formano grandi macchie di colore,ma la maggior parte di essi bisogna andarli a cercare tra le erbe e nei luoghi più impensati.
Purtroppo la modificazione dell’ambiente ha fatto scomparire o rarefare specie molto belle come il giglio di S.Giovanni, il martagone, alcune orchidee, il gladiolo selvatico e tante altre.
Anche in autunno si può ammirare un tripudio di colori più appariscente che in primavera, perché le foglie di ogni specie arborea assumono una colorazione diversa, formando sulla montagna una grande tavolozza colorata.
Si notano allora varie tonalità di rosso, arancione, giallo, marrone, violetto che illuminano e ravvivano anche le giornate grigie. Fanno poi bella mostra di sé i frutti selvatici autunnali: le grosse bacche rosse della rosa selvatica e quelle più piccole del biancospino; quelle rosa e arancio del berretto da prete; quelle grigio-blu`del pruno; quelle gialle del sorbo o nere del ligustro e del sanguinello.
In questa stagione nei boschi di castagno si possono trovare talora funghi eduli,ma anche quelli che non lo sono costituiscono con le loro forme e colori uno spettacolo che vale la pena di essere ammirato. Purtroppo la maleducazione di molte persone porta a distruggere le specie non commestibili, arrecando un notevole danno all’ambiente con un’azione inutile e irresponsabile.
In autunno quasi sempre si trovano anche le castagne, che tolto qualche raro caso, non vengono più raccolte dai proprietari.
Anche d’inverno ci sono fenomeni che meritano di essere contemplati: le grandi nevicate, la galaverna, il gelicidio che cambiano completamente il paesaggio e danno all’ambiente un aspetto irreale e fantastico, pur causando talora qualche danno o qualche disagio.
Anche il cielo nelle giornate più fredde assume una trasparenza ed un colore irreale. Nell’estate, tolto qualche temporale, non vi sono eventi naturali particolarmente spettacolari; in questa stagione il caldo non è mai soffocante ed alla notte si riesce a dormire bene.
La modificazione della flora e dell’ ambiente ha cambiato anche la fauna selvatica ed ha fatto scomparire alcune specie e permesso l’avvento di altre, anche di grossa taglia, che prima non sarebbero state tollerate, perché in grave contrasto con l’attività umana.
Oggi infatti si sono istallati nel territorio: cervi, daini, caprioli, cinghiali, lupi , istrici, linci, prima assenti. Ci sono sempre stati invece: tassi, volpi, faine, puzzole, donnole, ricci, scoiattoli e ghiri, come pure piccoli roditori (arvicole, toporagni, nocciolini, moscardini, talpe).
Siccome i grossi animali sono diventati molto numerosi, non è raro vederli. Specialmente di notte può capitare che un cervo maestoso, un gruppetto di daini o di caprioli attraversi la strada, più raramente i cinghiali. E’ possibile vederli anche di giorno nei campi, ma con minor frequenza.
Questi spettacoli fanno piacere, anche se occorre un po’ di prudenza viaggiando nelle ore notturne e di primo mattino. I rettili e gli anfibi si sono fatti più rari proprio per le mutate condizioni ambientali.
Gli uccelli sono numerosi,ma sono aumentati i corvidi (cornacchie,gazze,ghiandaie), i rapaci (poiane,gheppi,allocchi,barbagianni), mentre sono diminuiti i picchi, i passeracei, gli insettivori.
Oggi è più facile veder gli uccelli nei pressi delle case che nei boschi diventati troppo fitti.
In paese esistono ancora alcune fonti sorgive, dove si può attingere acqua pura e leggera: una di queste, il Perio, è conosciuta fin dal 1200.


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